Biancaneve a testa in giù

“Mela, arancio, susina, mandarino…”.

Ma a lei la mela fa male e l’odore del mandarino non piace. Prova a veder le cose da un’altra prospettiva: prova a vederle a testa in giù. A cavalcioni da un ramo, lascia cader il busto all’indietro. “Il sangue alla testa, fa male”, le han detto, ma a lei non importa: è l’unico modo per spostarlo da un’altra parte che non sia il cuore. Perchè pesa, quando il sangue circola troppo vicino al cuore: “lui batte, e io soffro”, pensa.

E’ l’unico modo: a testa in giù. E a testa in giù sembrano prendere un’altra piega anche i pensieri, tutto ha un’altra prospettiva. Ripensa e ripensa a quel Principe e alla sua promessa: non dimenticarsi mai! Certo, ma se non l’avesse mai lasciata, sarebbe stato più facile ricordarlo! Una canzone le suggerisce:

“Godiamoci il momento perchè prima o poi finisce, l’amore spesso prende ma poi non restituisce. Io sto ancora aspettando il cuore che io ho dato in prestito: se la vita insegna io sono un alunno pessimo!”

Sa che avrebbe fatto meglio a seguire quel consiglio! Uno dei sette nani avrebbe dovuto ricordarglielo, prima di tutto questo! Prima della strega cattiva, o prima della mela. Invece la storia ha voluto che arrivase lui, il Principe, a salvarla. Poi la promessa: per sempre. Ma quanto dura un per sempre? Perchè l’infinito è la misura dell’universo, ma l’uomo è un’altra storia.

Che gusto c’è a vivere una vita senza amore? – si era chiesta. Nessuno – si era risposta. E cosa vuol dire veramente amare? Cos’è amore? – si era chiesta. Esserci. Essere per lui, essere con lui – si era risposta. Sempre – si era detta. Ma il “sempre” è per l’universo, non per tutti gli uomini. Loro, nascono finiti, e dovranno, presto o tardi finire. Lui manca, e lei resta. Qual è il gusto ora? Perchè fa male, tutto questo sangue al cuore.

Vorrebbe anche lei una fata turchina, ma lei è impegnata con Cinderella, per Biancaneve niente fate turchine, per lei solo un principe col suo cavallo bianco. Che ora però, non c’è.

Che gusto c’è ora, a ricordare? “Sei l’errore più bello della mia vita”, risponde a se stessa. Respira quel vuoto e lo sa: amare con la misura dell’universo, forse, è proprio questo. Amare anche dopo. Amare anche il “non per sempre”. Essere con lui e per lui – ma anche dopo lui e senza lui. Amare CON lui ma anche senza lui. Amare anche se lui non ricorda più, amare non nel dubbio di non aver nulla indietro, ma con la consapevolezza di non aver nulla indietro. Amare come il sole ama tramontare sul mare, anche se non a tutte le latitudini gli è possibile. Forse non è un’alunna pessima, forse, se il suo cuore non è ancora tornato indietro non è perchè non ha ancora imparato!

Sorridi Biancaneve: hai imparato ad amare!

 

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C’est l’amour

“Fidati, quando ti innamorerai sarà come quando scoppia il temporale! Lo puoi prevedere il temporale?” e poi si risponde, senza aspettare neanche una mia espressione del volto: “No, non lo prevedi il temporale! Quando arriva ti sorprende, ti sconvolge. E ti rende un po’ stupido anche, siamo tutti un po’ stupidi, ma quando amiamo ancora di più”

Ora, sarà che soffro di reumatismi prematuri come un’anziana signora, ma io il temporale lo sento nelle ossa quando sta per arrivare. Sarà che ogni tanto, tra tv e radio mi capita di avere queste simpatiche visioni di qualcosa chiamato “meteo” (che non sempre ci prende eh, sia chiaro… ma esiste). Sarà che una volta capii che la tromba d’aria sarebbe passata proprio sopra la mia testa dal modo in cui mio nonno scrutava l’orizzonte. Lo capii e non chiesi, ma nonna, che aveva bisogno di risposte, provò a sperare di esser smentita. “No” disse nonno: “Non sarà solo un temporale. Sta arrivando una tromba d’aria”. E ci prese. Accidenti se ci prese. La roulotte tremava da far paura. Ma c’era nonno con me e a me bastava: se quell’ uomo era riuscito a prevedere un temporale, avrebbe saputo anche come proteggerci. Salvo poi che passata la tromba d’aria, per consolarmi mi comprò una cena a base di ingredienti iperallergenici per i miei “gusti”, ma questa è un’altra simpatica storia.

Sarà che non credo che se non presenti a casa la persona amata, vuol dire che non hai mai amato, che non credo in chi dice “si amano, che belli” il giorno delle nozze, e quando ancora gli sposi stanno brindando, commentano il “lui” o la “lei” di turno illudendosi di poter comprendere una storia della quale non possono saper nulla. Non possono perché se potessero, sarebbe la propria storia, e non quella di altri. Che poi capiamoci: quanti di noi capiscono tutte le storie nelle quali sono immersi? Quanto riusciamo a “capire” relazione per relazione, tutte le relazioni che abbiamo? Tutte le persone che conosciamo? Come possiamo pretendere di conoscerle?

Persino sui supereroi, che più o meno son quelli, han quel potere, quelle caratteristiche, quelle capacità, quelle debolezze, se iniziamo a parlarne, troveremo presto o tardi dei punti di disaccordo. Io per esempio amo Darel Devil. E’ un mito. Non posso scrivere che mi illudo che esista perché… cioè mi illudo talmente tanto che secondo me esiste! Punto. Ma altri potrebbero rispondermi “Chiiii? Ma stai scherzando? Meglio Batman”. Io per batman, però, non son mai riuscita a fare il tifo! E se non concordiamo sui supereroi, che son quelli, che li conosciamo più o meno tutti, come facciamo a concordare sull’uomo? E vallo a conoscere, quello!

Sarà che a me non serve il temporale per sentirmi stupida (no, non sta per partire la fase “mi compiango per avere il compatimento di altri possibili lettori, affidando alla Rete le mie frustrazioni”… solamente sono quel tipo di persona che non aspetta il temporale per saltellare nelle pozzanghere, ma provo a crearle io per saltarci dentro e bagnare un po’ il mondo. Che poi il mondo accetta di saltare nelle pozzanghere quando piove, e di sporcarsi di fango quando a terra è bagnato, ma se si tratta di fare le  stesse cose quando le strade son pulite… ahi ahi, o sei un pazzo o non hai imparato “la Disciplina”)!

Sarà che l’amore, secondo me, non è come un temporale, ma come il sole di Maggio, che ti scalda così tanto da darti i brividi. Che ti scalda ma non ti asciuga. Che ti mette in moto anche col temporale. Che c’è anche quando piove, ma oltre le nuvole. Che c’è, anche se non si vede. Che c’è anche quando è lontano. Che c’è, anche quando fa male.

Gusto sole

Quello dell’Amore.

Come scusi?

– Ho chiesto: Gusto sole! Quello dell’Amore, per favore.

Posso prepararle un caffè, se preferisce anche un ginseng, anche se a quest’ora le consiglio un aperitivo. Ma quello che ha chiesto… Credo, credo di non aver capito bene come posso esserle utile.

– Provo a spiegarmi meglio. Sto provando a ritrovare un gusto. So per certo che esiste. Quindi se lei potesse aiutarmi… ecco. So che esiste. Ne ho le prove. L’ho conosciuto. Aveva il sapore del Sole. Forse era un altro bar, ecco ora non so… ma l’ho conosciuto.

Scusi ma… non riesco a capire. La sua richiesta sarebbe un poco probabile gusto sole, giusto? E’…così? Ma cosa…cosa vorrebbe al gusto sole?

–  L’Amore. L’Amore al gusto sole. Grazie.

Scusi la schiettezza ma… sta bene?

– Ovviamente, vorrei solo sapere se in questo bar ne servite ancora.

In questo bar? Guardi mi spiace. Ho vinto persino il nominativo “miglior barista del quartiere”, e in questo quartiere, sa, ce ne sono molti. Ma posso dirle con certezza che non abbiamo mai servito niente al gusto “sole”.

– Oh mi scusi, ha ragione. Sbaglio mio. Il gusto sole è lontano da “il meglio”, anche se a seconda di chi lo sceglie, con giusta dose o assenza di zucchero, può diventare il meglio. Il meglio di quello che si possa trovare in ogni altro bar.

Mi sta prendendo in giro? Ha messo in scena una farsa con sottile umorismo, per farsi beffa del locale?

– Cercavo solo l’Amore. L’Amore gusto Sole.

Eh… certo… e lei “ovviamente” mi saprebbe spiegare come sarebbe… questo… questo “amore-gusto-sole”?

– Certo! Ha il profumo delle prime tabelline che riesci ad imparare a memoria. Quelle che non sai ancora bene a cosa serviranno, ma quei numeri in fila sembrano iniziare ad avere un loro ordine, ad assumere un senso. Prima erano tanti e tutti in fila, uno dietro l’altro, non sapevi neanche quanti fossero: ogni volta che ti sforzavi e riuscivi finalmente ad apprendere tutti i movimenti utili a scrivere uno, scoprivi che ce n’era uno dopo, ancora da imparare. Invece con le tabelline…con le tabelline hai iniziato a capire che tutti quei numeri hanno un ordine. Più ordini. E tu inizi a capirli. Non del tutto, non completamente, ma iniziano ad avere una forma, iniziano ad avere un senso. E inizia ad avere un senso imparare, continuare ad imparare.

Ha il sapore della prima volta che poggi l’occhio sopra un caleidoscopio. Ci sono delle forme, dei colori, e poi inizi a vedere il movimento, la fusione e rimani sorpreso, stupito. E quelle forme iniziano a rincorrersi, e non sai più se sei tu a tenere in mano quel tubo magico, o sia lui che, avendoti incantato, tenga te intorno a lui.

Lo senti sulla pelle, come quando senti i brividi dell’aria fredda, la notte in cui ti fermi a guardare il cielo e scopri che una stella cadente ha deciso di lasciare la sua scia luminosa proprio in quell’istante, come se stesse aspettando solo te per farsi ammirare. Senti i brividi sulla pelle, per il freddo, ma senti anche qualcosa dentro, che scalda. Qualcosa che ti fa dire “E’ per me. Aspettava solo me”.

Ed è prezioso. Tanto prezioso. Non te ne accorgi subito. Non sempre. Più facile accorgersene quando te ne allontani, più facile sentirne la mancanza, più facile rendersi conto che è la mancanza.

Non so se lo servite ancora in questo bar, o se non l’avete mai servito. Ma se dovesse trovare la ricetta, accetti il consiglio: non se la lasci sfuggire. Un bar potrebbe sopravvivere anche senza, ma un uomo… l’uomo forse ha ancora più bisogno di “queste” ricette segrete…

 

Amore Gusto Sole

Ricette da provare:    Amore    Gusto    Sole

“Love we need it now. Let’s hope for some”

Come un sasso nel cielo

Cercastorie! Siete qui?

Ma cosa fate? Non vedete che sta per nascere una festa, qui fuori? Non vedete l’energia che si sta per generare, e che è già pronta ad esultare?

Un po’ come un sasso nel cielo, che come ricorda la canzone, è già una stella cometa, così spero saremo tutti noi cercastorie al sorgere del nuovo giorno.

E questa notte ricordatevi l’invito di un’altra canzone:

Suona rumorosamente, dando amore al mondo.

Alzeremo le mani, brillando fino al cielo.

 Burn - Ellie Goulding

E … non vorrei far la sentimentalista smielata, ma ricordate che anche nei migliori libri dell’Horror, trova spazio la Storia d’amore, quindi… riversatelo come volete, su un’amicizia, su una storia appena nata, su quella che sta per nascere, su quello che è già il vostro Amore per Sempre, sulla vostra famiglia, ma trovategli lo spazio!

Ognuno di noi ogni giorno vive e incontra tante storie, una di queste un giorno mi insegnò che “Quannu amuri volitrova locu” quindi sappiatelo: non ci son scuse! Non nascondiamolo nel cassetto, che l’amore ci sta stretto! (Ecco, di nuovo: mi è presa con queste rime-a-motto che sembrano poco credibili, ma provate a smentirmi)! ;D

Accendiamo l’Amore

Un nuovo Libro da scrivere, nuove pagine bianche da riempire, e un fuoco che riscaldi i nostri cuori, da Accendere.

Buon Anno nuovo, cercastorie, che sia uno dei migliori Capitoli di sempre. Che non trascorra un solo paragrafo senza ricordarci che se vogliamo, possiamo impugnare la penna di questa fantastica storia, afferrarne le redini, e regalargli i migliori Capitoli che possano esserci.

E ora… all’Avventura, amici cercastorie!!!

Buon Anno dalla vostra cercastorie daunmondoallaltro!!

Storie di Brividi – Questione di Capitoli

Un edificio abbandonato. Un corridoio buio. Una porta scricchiolante che aprendosi, mostra delle scale. Una lunga, discesa, di scale, della quale non si vede la fine, per quanto è buio. Un fulmine cade non lontano, facendo tremare il pavimento, oltre che ogni singola vertebra del malcapitato. Se prima anche la città fosse stata illuminata, ora anche quella si trova al buio, completo. Buio al punto che il nostro personaggio non può riconoscere neanche le punte dei propri piedi muoversi nel buio.

E tu lì, lettore di questo inquietante libro, spettatore di questo rabbrividente film, osservatore di questa ansiolitica scena… che scalpiti per urlare – Fermoooo, macchè faiiii??? Torna ‘ndietroooo… tornaaaa!!! – E più voi gridate, più vedete il personaggio deciso nella scelta di scendere quelle scale: alza un sopracciglio, deglutisce, ecco, sta per muovere il primo passo (?) – Fermoooooo, per l’amor del cielo, dove vai?? Ma non lo vedi che sei da solo? Nun c’hai manco er cellulare pe’ chiama’! T’a dico io a soluzione: escì de là! Esciiiii!!! –

Ma niente, oh: il personaggio folle, evidentemente colto da un profondo amor di sè misto a spirito di sopravvivenza, ovviamente decide di scendere quelle scale. Poco importa se voi pensiate che quella sia la scelta più assurda fra tutte. Lui lo farà. E sapete anche che, a dispetto di quello che ogni persona diplomata al “Corso ufficiale di Sopravvivenza in Casi di pericolo” farebbe, lui scenderà non solo il primo gradino, ma uno dopo l’altro, ogni singolo scalino che lo porterà alla fine di quella discesa. Nonostante la porta gracidante, a metà del suo percorso, si debba inesorabilmente chiudere in un tonfo sordo, alle sue spalle.

– Sei fottutoooooo!! Hai capito?? Non hai più via di scampoooo!!! – Niente, continua a non darvi retta!

– Muoviti, fai qualsiasi cosa che credi di dover fare ORA, e poi scappa di lììììììì!!! – No, lui va avanti imperterrito, e voi potete solo sperare che, non essendo Halloween, il vostro amico attante possa trovar la luna favorevole e almeno scamparsela con la sola ammaccatura di qualche costola e un trauma cerebrale. Ma non ne siete neanche convinti.

Caro attante, forse hai ragione. Siamo noi a sbagliare. Scusaci. Non dovremmo inveire contro di te. Tu che colpa ne hai? Ma se ti diciamo che è pericoloso… e fidati, no?

E di fatti, poi, come volevasi dimostrare, l’attante si fa male. E voi non potete giocarvi neanche la carte del “te l’avevo detto”, perché comunque voi tifavate sinceramente per lui.

Ha bisogno di comprensione, ora: chi, al suo posto, non avrebbe fatto come lui? No, non intendo scendere delle scale buie di un edificio abbandonato, nel pieno di un temporale, senza possibilità di comunicare con l’esterno. Mi chiedo -e Vi chiedo- solo: Chi non avrebbe agito di sua testa e volontà, nonostante il mondo, dall’esterno, tifasse per il contrario? A Chi non è mai capitato di seguire imperterrito una realtà, nella convinzione che fosse la migliore? E sì che i lettori anche nel suo caso urlavano: -Fermatiiii.. torna indietroooo.. – Eppure no, anche noi, come ogni attante, convinti, contro tutto e tutti, ci incamminavamo, disposti anche ad abbandonare gli applausi del pubblico, se questo avesse voluto dire raggiungere i nostri obiettivi.

La strada non è buona, ma si va avanti. Infondo alle scale potrebbe esserci semplicemente il solo contatore della corrente da riavviare, ad attenderci. O il salvavita saltato. Nulla di più: solo la soluzione al problema stesso.

Siamo attanti, siamo nati per muoverci, e ci muoviamo inesorabilmente in direzione di quello che pensiamo essere il meglio per noi, che poi non è detto possa essere il vero bene, ma vogliamo provarlo, capirlo, amarlo, viverlo, prima di giudicarlo e condannarlo come non buono. E così anche quelle scale buie assumono un senso, anche il percorso in solitaria, nel pieno dei brividi, porta a un capitolo che è ancora tutto da scoprire.

E chissà, qualche pagina più in là, cosa ci ha riservato lo scrittore.

Buon percorso, rudi salite, o scalinate buie e in solitaria che sia, cari amici daunmondoallaltro, ricordate:

sia che siate l’attante, che il lettore, alla fine delle scale può esserci il contatore!

(Ma che metafora di vita eh? Bhò xD).

Smack, da una semplice cercastorie daunmondoallaltro.

Live has many chapter for us. One bad chapter doesn't mean it is the end of the book

Tanti personaggi, un solo foglio bianco.

Devo raccontarvi di loro. I miei personaggi preferiti.
I miei miti.

Vivono vite vere,
sognano futuri a colori,
soffrono davvero,
amano forte.
Son belli davvero,
belli dentro, oltre che fuori. Potresti restare ad osservare i loro movimenti per ore:
non ti stancheresti mai di guardare la loro vita costruirsi nello spazio presente tra un attimo e il seguente.
San saltare di gioia,
fino a toccare l’azzurro di un cielo che per molti è inraggiungibile,
ma si sa: solo i più grandi personaggi san fare cose apparentemente impossibili,
e loro, han le mani sporche di azzurro.
San stringere una mano e far sentire il potere della vita che scorre,
anche in un attimo in cui si vorrebbe fermare il tempo.
Han paura, una paura da matti,
ma sanno affrontare le sfide da veri cavalieri quali sono,
facendosi scudo con le loro amicizie, perché “è più bello insieme”.
Han l’umiltà di chi vorrebbe restar da parte, eppure sanno non farsi mancare il coraggio di gridare al mondo l’importanza del loro messaggio
(perché, se saprete ascoltarli bene, loro han sempre qualcosa di importante, di interessante, di costruttivo, da raccontare).
Sono il sorriso donato e la stretta ricevuta nel momento in cui la si cerca.
Sono la sfida nell’avventura di avvicinare i propri mondi,
l’abbraccio condiviso quando le anime ne han più bisogno.

Alcuni personaggi vanno ringraziati per gli insegnamenti che ci lasciano
grazie a trame non ancora concluse
perché non serve arrivare al finale di una storia per riuscire a dare un insegnamento.
Alcune storie non hanno un finale, eppure fan crescere.
Loro: i miei personaggi preferiti.
Loro, i migliori.
I MIEI migliori.
E mi scuserete se voglio considerarli i MIEI migliori amici.
Ma lo sono!

A loro, insieme a tutti i veri cercastorie, voglio fare DUE auguri dal cuore:

1. Imparare dal buon Patch a costruire ogni giornata con un pizzico di sana follia: ci sono buone cause, come il provare a realizzare i propri sogni, l’aiutare gli altri a realizzare i propri sogni, o semplicemente… costruire delle vite SPETTACOLARI,
per le quali la follia non solo è buona,
ma persino SANA!

Il pensiero divergente, da molti temuto, può esser molto più che una risorsa: può diventare UNO degli ingredienti per la costruzione della felicità. Propria ed altrui.

2. Ascoltarsi, di tanto in tanto (ma ascoltare, non solo sentire), quest’interessante discorso, consapevoli che ogni singola parola è da me condivisa, quale VERO e SINCERO augurio di vita.

Buon Tutto, MIEI cari MIGLIORI!